Liturgia della Settimana

I vescovi del territorio salentino hanno diffuso nel corso delle celebrazioni liturgiche per la domenica delle Palme un messaggio che affronta le principali emergenze sociali ed economiche. Il testo, che riportiamo integralmente, porta la firma di Domenico D’Ambrosio (Lecce), Donato Negro (Otranto), Domenico Caliandro (Brindisi – Ostuni), Vito Angiuli (Ugento – Santa Maria di Leuca), Fernando Filograna (Nardò – Gallipoli).
Cari fratelli e sorelle,
nella ricorrenza della festa di Pasqua, come Pastori delle Chiese del Salento, con questo comune messaggio, vogliamo esprimere la nostra fraterna vicinanza a ognuno di voi e far risuonare, ancora una volta, il gioioso annuncio che la Chiesa proclama nella Veglia di Pasqua: Cristo è risorto!
La risurrezione di Gesù è l’avvenimento unico e irripetibile, tanto sconvolgente quanto definitivo, che ha cambiato per sempre la storia dell’umanità. Molte sono le allusioni presenti nelle antiche profezie. Anche Gesù, durante la sua vita pubblica, annuncia la sua risurrezione dopo il “terzo giorno”. Egli cioè presenta il dolore, la sofferenza e la morte come un cammino da attraversare, ma che sarà vinto e superato: è questa, in senso radicale, la Buona Notizia che Egli annuncia e che, solcando i secoli, dalla sinagoga di Nazareth giunge fino a noi, ci comprende e ci supera, ricapitolando pure tutta la storia e liberandola. Nella Pasqua ogni sofferenza umana è liberata nel profondo.
Certo, il duro confronto con le vicende della passione e della morte di Gesù sconvolge e disorienta i discepoli e sembra vanificare anche in loro l’attesa liberazione dal male e spegnere il desiderio della realizzazione delle promesse messianiche. La pietra collocata davanti alla sua tomba sembra sigillare definitivamente l’anelito a un futuro pieno di speranza. L’aspirazione all’avvento di un mondo nuovo si dilegua senza lasciare alcuna traccia, come un sogno mattutino, un vago miraggio, una fragile illusione.
Anche noi, gente del Salento, avvertiamo un senso di sconforto per i problemi e le difficoltà che incombono nella nostra vita e possiamo perciò anche noi fermarci sconvolti, disorientati e sconfitti davanti alla pietra del sepolcro. La realtà quotidiana sembra non lasciare spazio alla prospettiva di novità. I segni di morte e di decadenza si annidano nel cuore e generano comportamenti riprovevoli sul piano morale e funeste ricadute in ambito sociale.
L’operosità della gente salentina deve, ogni giorno, fare i conti con una difficoltà economica e sociale che genera precarietà e mancanza di lavoro, senza che una progettualità alta delle nostre classi dirigenti riesca ad aprire orizzonti di positiva rinascita. Conseguentemente si moltiplicano sempre più i casi di lavoratori messi in cassa integrazione o licenziati in varie aziende, pubbliche e private. Aumentano le famiglie vittime di povertà, con difficoltà ad affrontare le spese di ogni giorno e ad amministrare adeguatamente il loro denaro. Per le nuove generazioni, si ripresenta la triste necessità di dover emigrare alla non facile ricerca di una giusta occupazione. Alcune famiglie presentano, al loro interno, un disagio di vario genere e di differente significato morale: ludopatia e alcolismo, soprattutto fra gli uomini; malattie gravi difficilmente curabili o che necessitano farmaci costosi; tossicodipendenza, in particolare tra i giovani; minori a rischio, poco tutelati e curati, e spesso costretti ad abbandonare gli studi, con l’aumento della dispersione scolastica. Così pure insegnanti ed educatori sono posti di fronte a dinamiche gestionali sempre più pesanti e complesse, che bruciano energie ed entusiasmi.
Problemi molto seri riguardano altri settori della vita sociale e civile. L’emergenza dei tumori nel Salento si presenta in un drammatico aumento, talvolta in relazione a scelte industriali con gravi effetti inquinanti. Il più delle volte, a pagarne le spese sono i più poveri, spesso senza adeguate tutele sanitarie. Ugualmente deplorevoli sono i fenomeni di corruzione che dilapidano risorse pubbliche ed episodi di intimidazione che inquinano la vita sociale. Lungo le nostre strade si evidenzia sempre di più la presenza di donne, per lo più extracomunitarie, cadute nella trappola della prostituzione.
Non meno gravi sono le questioni di carattere ambientale. Il limpido splendore del nostro mare è minacciato da interventi invasivi che possono deturpare l’ecosistema delle coste e del fondale marino. La ricerca di fonti energetiche mette a rischio un patrimonio di bellezza che dà gioia alla vista ed è un naturale volano di sviluppo turistico e culturale. La ricerca del profitto porta ad imboccare strade più convenienti, ma che implicano gravi danni ambientali, sul medio o lungo periodo.
Il fascino del Salento è reso ancora più attraente dalla presenza dei suoi ulivi secolari. Purtroppo, in questi ultimi tempi, un flagello mortale si è abbattuto su queste piante con il rischio che possa essere irrimediabilmente alterato l’intero territorio salentino con incalcolabili conseguenze sul piano economico per intere famiglie e per numerose attività produttive, e la perdita di una pianta che rappresenta la stessa identità della nostra cultura mediterranea, ed è universalmente riconosciuta come simbolo di pace e di benedizione: una ferita ancora più grave di quella che, qualche anno fa, ha colpito le palme, segno della nostra vocazione di porta d’Oriente.
Per esprimere la nostra vicinanza e solidarietà a tutti gli operatori del settore, abbiamo deciso di elevare al Signore la nostra preghiera attraverso il pio esercizio della Via crucis. Percorreremo il cammino penitenziale, lunedì 30 marzo, da Gagliano del Capo al Santuario di Leuca. Confidiamo che questa iniziativa promossa dalla Chiesa aiuti tutti coloro che hanno a cuore il bene comune ad affrontare con rinnovato coraggio questa grave emergenza sociale. Auspichiamo che i responsabili istituzionali, politici e sociali trovino insieme le giuste risposte a questa grave calamità.
Di fronte a questa molteplicità di problemi e drammi personali, familiari e sociali, forse, potremmo lasciarci vincere dallo scoraggiamento e dalla tristezza e cedere al pensiero che non ci sia altro da fare se non rassegnarsi all’ineluttabile accadere degli avvenimenti con la loro oscura opacità. Il pessimismo potrebbe prendere il posto della speranza, e la tristezza potrebbe spegnere ogni sentimento di gioia. Ci fermeremmo così sgomenti e disperati ai piedi della Croce. Ma Gesù, sulla croce, prende su di Sé tutti i dolori e le fatiche dell’umanità e le libera. Proprio guardando la Croce noi acquisiamo così un orizzonte nuovo di senso, che ci consente di vedere anche il positivo che, silenziosamente, è presente e cresce intorno a noi.
Come non vedere, per esempio, la generosa accoglienza che, normalmente e da tanti anni, i salentini mostrano verso gli stranieri che, a causa delle loro drammatiche storie, approdano nelle nostre terre! E, ancora, dobbiamo constatare come una realtà sociale, che diventa, specialmente in alcuni contesti, sempre più multiculturale e multireligiosa, non abbia prodotto forme radicate di razzismo o xenofobia, ma si sia normalmente espressa nelle forme dell’integrazione interculturale. Tra le luci, che possiamo osservare, vi è la permanenza di un legame familiare ancora molto forte, sia pure sfidato e messo in sofferenza dai fenomeni che abbiamo prima denunciato: un legame che coltiva gli affetti e nel quale si fondano sia la dignità di tante famiglie nell’affrontare le difficoltà materiali, sia il coraggio e la forza di tanti genitori, soprattutto di tante madri (le donne sono in prima fila), nel gestire con decoro e responsabilità la vita domestica, l’educazione dei figli, la cura di parenti anziani. Cresce, pure, la fierezza del rimboccarsi le maniche, del non piangersi addosso, il superamento di quell’autovittimismo lamentoso che aspetta che tutto cali dal cielo. Anche le comunità ecclesiali possono testimoniare la presenza di germogli di primavera – di gemme pasquali – nell’opera delle Caritas, del Progetto Policoro, del Microcredito e del volontariato, nella multiforme solidarietà ordinaria, nella stessa solidità del tessuto popolare di fede che anima le nostre parrocchie. Ecco come si prepara la Pasqua.
Lasciamoci, pertanto, sostenere dalle consolanti parole di Papa Francesco. Illustrando il significato della Pasqua di Cristo, egli esorta credenti e non credenti con queste parole: «Fratelli e sorelle, non chiudiamoci alla novità che Dio vuole portare nella nostra vita! Siamo spesso stanchi, delusi, tristi, sentiamo il peso dei nostri peccati, pensiamo di non farcela. Non chiudiamoci in noi stessi, non perdiamo la fiducia, non rassegniamoci mai: non ci sono situazioni che Dio non possa cambiare, non c’è peccato che non possa perdonare se ci apriamo a Lui» (Omelia nella Veglia della Notte di Pasqua, 30 marzo 2013).
Seguendo il suo esempio e il suo insegnamento, anche noi, Pastori delle Chiese del Salento, invitiamo tutti voi, fedeli e comunità cristiane, a ravvivare la speranza e a comunicarla ai nostri conterranei con gioia e semplicità di cuore. La nostra fede in Cristo Risorto genera una speranza «che non delude» (Rm 5,5) e ci conferma che i problemi, sopra richiamati, sono racchiusi nelle “sue piaghe”. Egli, infatti, «ha preso su di sé tutte le nostre infermità e si è addossato i nostri dolori (Is 53,4) e «per le sue piaghe siamo stati guariti» (Is 53,5; cfr. 1Pt 2,24). La Croce pertanto è la via alla Resurrezione! L’ultima parola non è della morte, ma della vita.
Anche tu, terra del Salento: alzati e cammina! E, anzi, in questa Pasqua con il coraggio della fede, con lo slancio della speranza e con la forza della carità: alzati, rivestiti di luce! Pertanto a chi ci chiede «ragione della speranza che è in noi» (1Pt 3,15), indichiamo Lui, il Signore della vita, morto e risorto, e annunciamo il suo mistero con la parola e con una degna condotta di vita. Le nostre persone e le nostre comunità siano luci radiose e segni trasparenti della sua risurrezione. Animati dalla fede in Cristo, nostra speranza, formuliamo a tutti voi, cari fratelli e sorelle, i nostri auguri pasquali e, con sentimenti di sincera fraternità, vi esortiamo: non lasciatevi rubare la speranza, immettete nuova linfa nelle vene della storia. Cristo, vera luce del mondo, ci sosterrà. Egli è veramente risorto!

PROGRAMMA

 

                           14 giugno   ore 6        

                Partenza da Gallipoli

                Sosta a Loreto

                Cena e pernottamento a  Gatteo a Mare

                 15 giugno   ore 7  

    Partenza per Colle don Bosco

    Pranzo a Colle Don  Bosco : visita ai luoghi di don Bosco

    Cena e pernottamento  a  Castiglione  Torinese

              16 giugno  ore 7  

    Partenza   per Torino

    Mattinata: visita alla Sindone

    Pranzo a Torino

    Pomeriggio: visita della Città

    Cena e pernottamento a Castiglione Torinese

     17 giugno  ore 7  

    Colazione e partenza  per Gallipoli  con sosta pranzo a     Gatteo a Mare

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Per informazioni e prenotazioni:      3474341323

“Poiché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il segno della sovranità
ed è chiamato:
Consigliere ammirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace;”(Is 9,5)

Sorelle e fratelli nel Signore, non è con poca trepidazione che mi permetto di bussare alla porta del vostro cuore per porgervi in fraternità i miei auspici di un Natale di grazia, nella serenità.

I tempi che viviamo appaiono oscuri e le luci, le quali fissiamo nella notte, spesso si rivelano essere miraggi o espressione di precarietà… Non sono fisse nel cielo, esse scompaiono non appena ne prendiamo la rotta. Ci stiamo barcamenando nel mare della storia (usando un’immagine cara ai Vangeli), affrontiamo la burrasca del male che percuote il legno della nostra nave, in modo, ci sembra, sempre più violento.

Questo male, lungo la storia, ha assunto forme sempre più inquietanti e si manifesta oggi nelle tante guerre sparse per il mondo (non dimentichiamoci del Medio-Oriente e della persecuzione che stanno vivendo tanti cristiani da parte di gente che strumentalizza la religione e ne fa motivo di offesa e di peccato), nell’inquinamento della Terra che dal Creatore ci è stata data in custodia, nello sfruttamento dell’uomo sull’altro uomo, nella divinizzazione idolatrica del denaro… Non lasciamoci andare! Non fidiamoci delle “sirene” di salvezza a basso costo! Ognuno di noi si faccia carico delle proprie responsabilità, sgrani gli occhi, si svegli dal torpore della pessima rassegnazione che ci ammala il cuore e torni a guardare l’orizzonte con rinnovato entusiasmo. Il rumore del temporale, il suono ossessivo delle onde di mareggiata che sembra inghiottire anche il nostro lamento, non c’impediranno di riascoltare l’inno di lode e di liberazione che irrompe nella storia! “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace agli uomini che Egli ama.” (Lc 2,14). Annuncio di festa, di liberazione, di gioia che si dilata e conquista lo spazio e il tempo. Niente è più come prima e nitido appare il Sole della nostra vita! Questa è la nostra Fede! Dio si è fatto uomo e ancora una volta questo tempo di grazia ci permette di prenderne consapevolezza perché nel nostro vissuto personale rinasca la Speranza. Papa Francesco ce lo ricorda sempre:  “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”. (Evangelii Gaudium, n.1).

Non perdiamoci nel dubbio di una razionalità troppo spessa rattrappita su se stessa. Non cediamo al pessimismo di chi predica il mantenimento dello status quo. Non lasciamoci affascinare dalle parole melense dell’egoismo che ci rende solo tristi e ripiegati su noi stessi. Non uccidiamo il prossimo attraverso l’invidia e il pettegolezzo.

“Cristo è nato, nessuno tema di non poter rinascere” (Sant’Agostino, Sermo 189). Ci viene restituita la dignità e la bellezza dell’esser figli, dell’essere rigenerati da Dio. La nostra vita spalanchi la porta alla Santità di Dio che, attraverso di noi, desidera essere generato ancora una volta a questa storia. Come cristiani e uomini di buona volontà non possiamo restare comodi a guardare il precipitare degli eventi. Dobbiamo immancabilmente rispondere “Eccomi” alla vocazione che ci viene piantata nel cuore: portare Gesù, la sua Salvezza nelle vita di quanti incontriamo. Partiamo dai luoghi di dolore dove il Cristo è più visibile, ripartiamo dagli ultimi, da coloro che giorno per giorno affrontano le intemperie e aspettano il Salvatore. Compagna di viaggio sia la Vergine Maria. Sentiamoci da Lei protetti e consigliati. Con Lei portiamo l’annuncio di salvezza sino ai confini estremi delle nostre esistenze. Semplici e forti dello Spirito di Dio, rinnoviamo la Chiesa dello splendore che le viene dalla Carità.

Auguri a tutti di un Santo Natale !

Nardò, Natale del Signore 2014

Fernando Filograna
Vescovo

Nella festività di S. Barbara,

nel Santuario Santa Maria del Canneto in Gallipoli

alle ore 10,00 del 4 dicembre,

i militari della Marina Militare della Capitaneria di Porto di Gallipoli

0noreranno la loro Protettrice partecipando alla S. Messa

celebrata dal Rettore del Santuario d. Gigi De Rosa.

L’evento sarà trasmesso in diretta sul sito del Santuario.

 

CONCERTO D’ORGANO
DEL MAESTRO ENRICO ZULLINO
Giovedì 28 agosto ore 21,00

OMAGGIO AI TURISTI

Dal mese di giugno fino ad oggi il Santuario del Canneto, rimasto aperto fino all’una di notte, è stato visitato da almeno trentamila persone. Gente di ogni età, moltissimi i giovani, proveniente da ogni parte d’Italia e dall’estero: Inghilterra, Francia, Romania, Argentina, Russia, USA, Albania, Egitto, Spagna, Svizzera, Germania, Burundi Portogallo, Belgio, Colombia, Ucraina. Interessanti i commenti lasciati dai visitatori su di un apposito registro. Stupore e meraviglia per la bellezza di questo Tempio, della Città e delle innumerevoli opere d’arte che arricchiscono le nostre numerose chiese. “Bellissima città: colori, sole e arte” scrive Evan di Parigi. “Ottima iniziativa e molto apprezzata”, la presenza, in alcune ore della giornata, di una guida fornita dall’Associazione Gallipoli nostra, annota Eleonora da Perugia. Sorprendente il commento di Beatrice da Roma: “Questa bellissima città non mi fa rimpiangere la mia capitale”. Intense e ricche del vissuto quotidiano le preghiere elevate al cielo: gioie, dolori, ansie, preoccupazioni, sogni e speranze, richiesta di grazie, invocazioni per la pace, il tutto affidato alle mani premurose della Vergine del Canneto.
A tutti coloro che sono rimasti incantati dalle bellezze naturali della città dalla fede dei nostri padri testimoniata dalle splendide chiese e dalle espressioni della nostra cultura, il Santuario, giovedì 28 agosto alle ore 21,00, dedica un concerto del maestro Enrico Zullino che darà voce al prezioso organo del 700 con brani di Bach, Albinoni, Mozart, Franck, Verdi e Mascagni.
Succede anche questo, l’estate, a Gallipoli.
Gallipoli 26 agosto 2014 Il Rettore Sac. Gigi De Rosa

 

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